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Sport 2000 Putz


2026-09-03
(c) Innocente Mentil, Bunker#deutscheversion #bunker3

Una spaziosa porta a vetri rinforzata da eleganti aste di alluminio, distanziata dalla strada da tre bassi gradini, introduce all’ampio locale attrezzato a bar: un massiccio bancone - dietro il quale si allineano bicchieri e bottiglie, disposti ordinatamente sulle caratteristiche mensole, con l’immancabile macchina per il caffè - fronteggia un’ordinata successione di tavoli, corredati da lunghe panche, che coprono gran parte della parete opposta e costituiscono una provvidenziale sistemazione per avventori capitati in un momento di particolare affollamento della sala superiore, la pizzeria propriamente detta, alla quale si accede salendo una pregiata scala di lucido rovere.




Ci troviamo nella pizzeria “Al Bunker”, il regno di Innocente, il valente “pizzaiolo” che a memoria d’uomo non ha mai rimandato deluso un cliente. Lo sguardo si allarga su un salone accogliente, sobrio e dai colori caldi, peculiari del legno che qui è stato impiegato in quantità considerevole, come si conviene ad un ambiente di montagna. Le ondate di calore espirate a tratti dal largo forno a legna che troneggia nell’angolo di fondo, un po’ defilato alla vista, avvolgono piacevolmente i clienti che occupano i tavoli disseminati nella sala con calcolata simmetria. Il soffitto è perlinato alla moda alpina, un’intera parete è traforata nella parte superiore da quattro finestroni affacciati sulla strada, esattamente disposti come i loro gemelli che, al di sotto, permettono alla luce naturale di illuminare il bar. Quadri, stampe, oggetti eterogenei in uso fino a non molto tempo addietro nei lavori agricoli o edili della comunità timavese, vecchie paia di sci, foto… c’è di tutto, appeso alle pareti o sistemato sopra il basamento di un bellissimo “fogolar” perennemente spento.



Abbiamo accennato agli sci, alle foto, ed ecco farsi più vivido, più luminoso il ricordo di Daniele Mentil, il papà di Innocente, e della sua adorata consorte Marisa.



Daniele è stato per Timau un regalo della sorte, un uomo che ha saputo coagulare attorno alla sua figura stima ed affetto, apprezzamento e rispetto. Non si creda di leggere le solite frasi fatte che la pietà umana dedica a coloro che hanno abbandonato questa vita e dei quali “nihil nisi bonum”, come dicevano i latini. Daniele è stato davvero un personaggio che si è legittimamente guadagnato l’ammirazione e la considerazione di tutte le persone che hanno avuto il privilegio di conoscerlo. Sin dalla più giovane età, egli era entrato come lavorante nel panificio gestito da Graziano Silverio, rimanendovi per anni ed imparando tutti i segreti che trasformano un pezzo di pane qualsiasi in una quasi opera d’arte. Nel frattempo, egli coltivava anche le sue spiccate doti atletiche, impegnandosi con lusinghieri risultati in più d’una disciplina sportiva. Insegnante ed allenatore di sci di fondo, dedicava ai suoi allievi (segnatamente bambini) cure tanto premurose da spingere il suo impegno ad accompagnarli in lunghe ed onerose trasferte di gare da disputare nelle più svariate, e distanti, località alpine dell’Italia settentrionale: Val d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige e via viaggiando (detto per inciso, nel 1972 Daniele assaporerà una doppia gioia nelle vesti di allenatore-papà: sua figlia Lorena vincerà il titolo di campionessa italiana, cat. “Allievi”).



Al calcio, poi, aveva regalato quasi quindici anni di militanza, trascorsi con la gloriosa maglia di terzino sinistro del Timau sulle spalle. Sempre corretto, sempre generoso, un costante punto di riferimento umano e agonistico.



Nel 1958 Daniele sposa Marisa Puntel, una dolce ragazza di Cleulis, bella e fidata. La loro unione è allietata dalla nascita prima di Lorena, poi di Innocente ed infine di Michele. Passano gli anni, i due ragazzi più grandi si avviano ad imboccare le strade della vita, sotto la guida attenta di mamma e papà: Lorena studia da maestra, Innocente è alle medie (poi il lungimirante papà lo manderà a frequentare un corso di pizzaiolo a Udine), mentre Michele, il cucciolo della compagnia, è ancora troppo impegnato con i lavoretti dell’asilo e i giochi con i piccoli amichetti per preoccuparsi seriamente del suo avvenire. Chi si preoccupa, invece, e giustamente, dell’avvenire dei figli sono i genitori. Va bene che il profitto scolastico dei loro ragazzi è garanzia di confortevole riuscita nella ricerca di un impiego futuro, però è sempre meglio cautelarsi ed esplorare anche altre strade che possano assicurare una degna fonte di sostentamento. Ragionando in questa ottica, Daniele e Marisa decidono di lanciarsi in un’avventura che, se portata a buon fine, garantirà davvero un discreto futuro a chiunque di loro ne abbia bisogno.



Nel febbraio del 1978 viene inaugurata a Timau la pizzeria “Al Bunker”, così chiamata perché costruita sopra delle rocce gigantesche e nel puntiglioso rispetto di tutti i criteri antisismici, giusto quanto disposto dal perito Bruno Fumi di Cleulis, progettista e direttore dei lavori.



L’impresa nella quale si sono cacciati i due intrepidi coniugi è di quelle che fanno tremare vene e polsi. Già aprire una pizzeria a Timau, piccolo paese che comincia a mostrare i primi segni di una contrazione demografica che avrà una drammatica conferma negli anni a venire, sembra azzardo grosso; se a ciò si aggiunge la circostanza che, per reperire i soldi necessari ad avviare la loro attività, Daniele e Marisa avevano dovuto dar fondo a tutto il credito che riscuotevano presso banche e privati, divenendo debitori di somme davvero ragguardevoli, beh, se qualcuno allora avesse pensato che l’iniziativa dei due temerari era stata suggerita da un raptus di follia allo stato puro, non avrebbe avuto tutti i torti!



E invece, guarda come vanno a volte le cose del mondo!, la pizzeria incontra sin da subito il favore della clientela che cresce a vista d’occhio, ingrossata com’è da buongustai austriaci che si sobbarcano di buon grado la fatica di affrontare i due versanti di passo Monte Croce pur di gustare una pizza che sembra ammannita da un pizzaiolo di Napoli, notoriamente la capitale morale di quel saporito alimento. Un vento favorevole, dunque, gonfia le vele della navicella appena varata e sembra sospingerla in acque sempre più azzurre, allorché il destino vibra un colpo di inaudita violenza sulle speranze presenti e future dell’operosa famigliola.



In un maledetto pomeriggio di lunedì 25 giugno del 1979, Daniele e Marisa incappano in uno spaventoso incidente stradale. Lei decede quasi subito, lui sopravvive tre giorni, poi la morte lo ricongiunge alla sua sventurata moglie. Avevano solo quarant’anni.



Timau è letteralmente “choccata” dall’avvenimento. Al sincero, profondo cordoglio per la tragica dipartita di due persone così buone e laboriose, si aggiunge lo sgomento per la terribile situazione in cui di colpo sono venuti a trovarsi i tre giovanissimi orfani, improvvisamente catapultati in una dimensione da incubo. Come si presenterà il loro avvenire? Che cosa sarà della pizzeria, un’attività che i loro previdenti genitori avevano immaginato come una sorta di polizza stipulata a salvaguardia del futuro economico di ciascuno dei figli? In quei giorni di stordita incredulità, i timavesi, ma proprio tutti i timavesi presenti in paese o sparpagliati per il mondo a lavorare, scrivono la pagina forse più bella del loro già ricco curriculum di persone generose ed altruiste. Si assiste ad una gara di solidarietà cui sembra persino impossibile credere. Aiuti in denaro confluiscono su un conto aperto in paese a favore dei tre ragazzi, le banche confermano il credito, un gruppo di amici dall’animo nobile si occupa di mettere ordine nei conti della pizzeria, garantendo personalmente una eventuale esposizione economica… insomma accade qualcosa di eccezionale, di toccante che alla fine sfocia nell’epilogo da tutti auspicato: la pizzeria è salva, adesso tocca ai tre fratelli uscire alla ribalta e continuare nell’opera avviata dal loro papà e dalla loro mamma.



E così è. Lorena, Innocente e Michele ricacciano indietro le lacrime e stringono i denti: i timavesi si accorgeranno ben presto che le loro amorevoli cure non sono state sprecate per dei pulcini bagnati. La pizzeria andrà avanti.



Si vede allora Lorena, diciannovenne, alternare i suoi impegni di insegnante scolastica (si era brillantemente diplomata maestra l’anno prima) al lavoro nel locale, affrontando mansioni che vanno dalla ragazza “tuttofare” in sala all’esperta in faccende di amministrazione (a proposito, è da sottolineare il prezioso apporto fornito in tal senso da Adriano Mentil); Innocente, diciotto anni, pizzaiolo dalla prima ora, si supera nell’applicazione degli insostituibili ammaestramenti di papà Daniele in fatto di preparazione e cottura delle pizze; Michele, appena dieci anni!, suscita profonda tenerezza mentre si ingegna a fare da barman e cassiere (quante volte sono gli stessi clienti ad aiutarlo a mescere le bevande richieste, oppure a contare i soldi del resto…).



Sant’Agostino afferma che il Signore non manda mai una croce più pesante di quella che si riesca a sopportare: sarà per questo, sarà per chissà cosa, ma lentamente i tre sventurati si riprendono e, sempre discretamente seguiti dal buon cuore di tante persone, portano la pizzeria ad imboccare nuovamente la strada della speranza, grazie a immani sacrifici affrontati con un coraggio incredibile in ragazzi agli albori dell’esistenza.



Lorena si è nel frattempo sposata e parte da Timau per seguire il marito. Innocente, nel 1981, si sposa a sua volta con Bettina, una donna seria ed assennata che gli regala Mirko e si prende anche cura di Michele, undicenne costretto a diventare adulto nel soffio di un amen. Finalmente anche per la nostra devastata famiglia torna una parvenza di sereno. I giorni dell’acerbo dolore sono gelosamente custoditi in quell’angolo di cuore che serba, incancellabile, il dolce sorriso di chi ci ha lasciati per crudele capriccio del destino. Lorena, Innocente e Michele sono ormai in grado di decidere da soli delle loro scelte.



Di Lorena, insegnante, e di Innocente, re del “Bunker”, abbiamo detto: cosa ne è stato di Michele, la figura più commovente di tutti? Ebbene, anche il cucciolo si è fatto adulto. Nel 1993, Michele sposa Michela (maggiore identità di gusti una coppia non potrebbe mostrare…) e con lei apre sul lago di Cavazzo la pizzeria “Bunker 2”, esplicito omaggio all’indimenticato papà, e la bruschetteria “Bunker 3”. Dopo qualche anno, la “Bunker 2” viene eliminata, mentre la “Bunker 3”, spostata in nuovi e più ampi locali a Trasaghis, è trasformata in pizzeria-ristorante, rinomata e ben frequentata, e resta l’unico locale gestito dalla coppia, alla quale si è aggiunto, in qualità di valido aiutante, il baldo figliolo Alessio.



E siamo ai giorni nostri, reduci da un veloce viaggio che ha preso le mosse giusto trent’anni fa. Dedichiamo ancora qualche minuto al “Bunker” di Timau.



Innocente continua a deliziare gli avventori che ne scoprono ogni tanto gli umori creativi attraverso la degustazione di pizze nuove e dai gusti innovativi. Qualche esempio? Partiamo dalla pizza “Guido”, già presente in menù dagli anni ’80: su un soffice cuscino di pasta sapientemente lavorata riposa, circondato da un croccante bordo rialzato, uno stuzzicante impasto di prosciutto, funghi, gorgonzola, salamino, würstel e cipolla. Assaggiamo la “Valentina”? Ecco in tavola un raffinato connubio di gusti per palati scelti: gorgonzola, mais, salamino, cipolla e rucola. Reclamando a sua volta un minimo di attenzione, ci tira per la giacca “Simona”, con i suoi sapori forti e robusti, ingentiliti da un velo di formaggio di vaglia: prosciutto, funghi, gorgonzola, salamino, cipolla e capperi. Non si può, poi, ignorare un prodotto dell’estro di Innocente che, non a caso, ha voluto intitolare “Chef” una delle sue composizioni più riuscite a base di salamino, larghe e sottili fette di prosciutto S. Daniele, una rugiada di rucola, pomodorini e mozzarelline.



Basta, l’esercizio della descrizione senza degustazione comincia a diventare una sofferenza. Però, non è permesso abbandonare l’argomento senza rendere i dovuti onori alla pizza regina, quella battezzata addirittura con il nome del locale, la “Bunker”: prosciutto, funghi, carciofi, peperoni, würstel e salamino. Quelle citate sono solo alcune delle specialità che Innocente “sforna” (è letteralmente il termine giusto) a delizia delle papille gustative dei suoi clienti e comunque la loro particolareggiata presentazione dovrebbe bastare a spiegare il grande successo che riscuote al di qua e al di là delle Alpi la pizzeria “Al Bunker”. Per i più golosi aggiungiamo che Dania e Francesca, le brave e belle collaboratrici dello chef, possono all’occorrenza servire raffinati dolci (tiramisù, panna cotta, tartufi e affogati al caffè o al whisky). Va da sé che sono inoltre a disposizione vini comuni e di marca, bibite, birre, amari e grappe.



Credo di aver detto abbastanza; se non altro, ho tentato di raccontare la parte più significativa della travagliata storia della pizzeria di Timau. Io ci vado più che volentieri, sapendo che ne uscirò invariabilmente soddisfatto. Beh, quasi soddisfatto, se devo essere del tutto sincero, perché ogni volta che varco la soglia del bar provo un istintivo moto di fastidio dovuto al fatto che in cima al banco sono esposti trofei e sciarpe la cui vista, almeno ai miei occhi di milanista, è paragonabile alla comparsa improvvisa di un mal di denti: si tratta di cimeli interisti!



Vi assicuro, comunque, che Innocente prepara delle pizze così buone che non smetterò mai di andare a mangiarle, neanche se me ne presentasse qualcuna con la farcitura nerazzurra….



Rocco Tedino



(c) innocente mentil, al bunker
Seit 1.1.2024 hat der Bunker leider geschlossen.


„Al Bunker“ - Die Geschichte der Pizzeria von Timau

Eine geräumige Glastür, verstärkt durch elegante Aluminiumstreben und durch drei niedrige Stufen von der Straße abgesetzt, führt in den großzügigen, als Bar eingerichteten Raum: Eine massive Theke – hinter der Gläser und Flaschen ordentlich auf den charakteristischen Regalen aufgereiht sind, zusammen mit der unverzichtbaren Kaffeemaschine – steht einer geordneten Reihe von Tischen mit langen Bänken gegenüber, die einen Großteil der gegenüberliegenden Wand einnehmen und eine willkommene Sitzgelegenheit für Gäste bieten, die zu einem Zeitpunkt eintreffen, an dem der obere Saal besonders voll ist. Dort befindet sich die eigentliche Pizzeria, die man über eine hochwertige Treppe aus glänzender Eiche erreicht.



Wir befinden uns in der Pizzeria „Al Bunker“, dem Reich von Innocente, jenem tüchtigen „Pizzaiolo“, der seit Menschengedenken noch keinen Gast enttäuscht nach Hause geschickt hat. Der Blick schweift durch einen einladenden, schlichten Saal mit warmen Farbtönen, wie sie für das Holz typisch sind, das hier in beträchtlichen Mengen verwendet wurde, ganz wie es sich für ein Lokal in den Bergen gehört. Die Hitzewellen, die von Zeit zu Zeit aus dem breiten Holzofen strömen, der etwas abseits vom Blickfeld in der hinteren Ecke thront, umhüllen angenehm die Gäste an den Tischen, die in wohlüberlegter Symmetrie im Raum verteilt sind. Die Decke ist nach alpiner Art mit Holz verkleidet; eine ganze Wand wird im oberen Bereich von vier großen Fenstern durchbrochen, die zur Straße hinausgehen und genau über ihren Gegenstücken liegen, durch die weiter unten das natürliche Licht in die Bar fällt. Bilder, Drucke, verschiedenste Gegenstände, die bis vor nicht allzu langer Zeit bei den landwirtschaftlichen oder handwerklichen Arbeiten der Gemeinschaft von Timau verwendet wurden, alte Skipaare, Fotos … es gibt von allem etwas, an den Wänden aufgehängt oder auf dem Sockel eines wunderschönen, stets unbenutzten „Fogolar“ aufgestellt.



Wir haben die Skier und die Fotos erwähnt, und schon wird die Erinnerung an Daniele Mentil, den Vater von Innocente, und an seine geliebte Frau Marisa lebendiger und heller.



Daniele war für Timau ein Geschenk des Schicksals, ein Mann, der es verstand, Achtung und Zuneigung, Wertschätzung und Respekt um seine Person zu vereinen. Man möge nicht glauben, hier jene üblichen Floskeln zu lesen, die menschliches Mitgefühl all jenen widmet, die aus diesem Leben geschieden sind und über die „nihil nisi bonum“ – nichts als Gutes – gesagt werden soll, wie schon die Lateiner sagten. Daniele war wirklich eine Persönlichkeit, die sich die Bewunderung und Wertschätzung all jener Menschen redlich verdient hatte, die das Privileg hatten, ihn kennenzulernen. Schon in jungen Jahren hatte er als Arbeiter in der von Graziano Silverio geführten Bäckerei begonnen, war dort jahrelang geblieben und hatte alle Geheimnisse erlernt, die aus einem gewöhnlichen Stück Brot beinahe ein Kunstwerk machen. Gleichzeitig pflegte er seine ausgeprägten sportlichen Fähigkeiten und erzielte in mehreren Sportarten beachtliche Erfolge. Als Lehrer und Trainer im Langlauf kümmerte er sich mit solcher Hingabe um seine Schüler – insbesondere um die Kinder –, dass er sie auf lange und beschwerliche Fahrten zu Wettkämpfen in die verschiedensten und weit entfernten Alpenregionen Norditaliens begleitete: ins Aostatal, ins Piemont, in die Lombardei, nach Trentino-Südtirol und immer weiter. Nebenbei sei erwähnt, dass Daniele 1972 als Trainer und Vater eine doppelte Freude erleben sollte: Seine Tochter Lorena gewann den italienischen Meistertitel in der Kategorie „Allievi“.



Auch dem Fußball hatte er fast fünfzehn Jahre seines Lebens gewidmet, die er im ruhmreichen Trikot des Timau als linker Verteidiger verbrachte. Immer fair, immer großzügig, war er menschlich wie sportlich ein beständiger Bezugspunkt.



1958 heiratet Daniele Marisa Puntel, ein liebenswertes Mädchen aus Cleulis, schön und zuverlässig. Ihre Ehe wird zunächst durch die Geburt von Lorena, dann von Innocente und schließlich von Michele bereichert. Die Jahre vergehen, die beiden älteren Kinder beginnen, unter der aufmerksamen Führung von Mutter und Vater ihren Weg ins Leben einzuschlagen: Lorena lässt sich zur Lehrerin ausbilden, Innocente besucht die Mittelschule – später wird ihn sein vorausschauender Vater zu einem Pizzaiolo-Kurs nach Udine schicken –, während Michele, das Nesthäkchen der Familie, noch viel zu sehr mit den Bastelarbeiten im Kindergarten und den Spielen mit seinen kleinen Freunden beschäftigt ist, um sich ernsthaft Gedanken über seine Zukunft zu machen. Gedanken über die Zukunft der Kinder machen sich hingegen, und das zu Recht, die Eltern. Gewiss, die schulischen Leistungen ihrer Kinder versprechen gute Voraussetzungen für eine spätere Beschäftigung, doch es ist immer besser, Vorsorge zu treffen und auch andere Wege zu erkunden, die eine würdige Lebensgrundlage sichern könnten. Aus dieser Überlegung heraus beschließen Daniele und Marisa, sich in ein Abenteuer zu stürzen, das, sollte es erfolgreich sein, tatsächlich jedem von ihnen, der es einmal benötigen sollte, eine solide Zukunft gewährleisten würde.



Im Februar 1978 wird in Timau die Pizzeria „Al Bunker“ eröffnet. Ihren Namen erhält sie, weil sie auf riesigen Felsen errichtet und unter peinlich genauer Einhaltung sämtlicher Erdbebenschutzvorschriften gebaut wurde, ganz nach den Vorgaben des Sachverständigen Bruno Fumi aus Cleulis, der als Planer und Bauleiter fungierte.



Das Unternehmen, auf das sich die beiden unerschrockenen Eheleute eingelassen haben, ist eines von jener Art, bei der einem Angst und Bange werden kann. Schon die Eröffnung einer Pizzeria in Timau, einem kleinen Dorf, das erste Anzeichen eines Bevölkerungsrückgangs zeigt, der sich in den folgenden Jahren dramatisch bestätigen wird, erscheint als großes Wagnis. Hinzu kommt, dass Daniele und Marisa, um das für den Start ihres Unternehmens notwendige Geld aufzubringen, sämtliche Kredite ausschöpfen mussten, die ihnen Banken und Privatpersonen gewährten, und dadurch beträchtliche Schulden auf sich nahmen. Nun, hätte damals jemand gedacht, die Initiative der beiden Wagemutigen sei einem Anfall reinen Wahnsinns entsprungen, hätte er damit nicht völlig unrecht gehabt!



Doch manchmal nehmen die Dinge dieser Welt eben einen unerwarteten Lauf! Die Pizzeria findet von Anfang an großen Anklang bei den Gästen, deren Zahl zusehends wächst. Unter ihnen befinden sich zahlreiche österreichische Feinschmecker, die bereitwillig die Mühe auf sich nehmen, die beiden Seiten des Plöckenpasses zu bewältigen, nur um eine Pizza zu genießen, die von einem Pizzaiolo aus Neapel zu stammen scheint, jener Stadt, die bekanntlich als moralische Hauptstadt dieses schmackhaften Gerichts gilt. Ein günstiger Wind bläht also die Segel des gerade erst zu Wasser gelassenen Schiffchens und scheint es in immer blauere Gewässer zu treiben, als das Schicksal mit ungeheurer Gewalt die Hoffnungen der fleißigen Familie für Gegenwart und Zukunft trifft.



An einem verhängnisvollen Montagnachmittag, dem 25. Juni 1979, geraten Daniele und Marisa in einen schrecklichen Verkehrsunfall. Sie stirbt fast sofort, er überlebt noch drei Tage, dann vereint ihn der Tod wieder mit seiner unglücklichen Frau. Sie waren erst vierzig Jahre alt.



Timau steht unter Schock. Zur aufrichtigen, tiefen Trauer über den tragischen Tod zweier so guter und fleißiger Menschen kommt die Bestürzung über die schreckliche Lage, in der sich plötzlich ihre drei noch sehr jungen Waisen wiederfinden, die unvermittelt in eine albtraumhafte Wirklichkeit gestoßen wurden. Wie wird ihre Zukunft aussehen? Was wird aus der Pizzeria, jenem Betrieb, den ihre vorausschauenden Eltern als eine Art Versicherung zum Schutz der wirtschaftlichen Zukunft jedes ihrer Kinder gedacht hatten?



In diesen Tagen fassungsloser Betäubung schreiben die Menschen von Timau – wirklich alle, die sich im Dorf befinden oder irgendwo in der Welt ihrer Arbeit nachgehen – vielleicht die schönste Seite in der ohnehin reichen Geschichte ihrer Großzügigkeit und Hilfsbereitschaft. Es beginnt ein Wettlauf der Solidarität, den man beinahe für unglaublich halten könnte. Geldspenden fließen auf ein im Ort eingerichtetes Konto zugunsten der drei Kinder, die Banken bestätigen ihre Kreditzusagen, eine Gruppe von Freunden mit großem Herzen kümmert sich darum, die Finanzen der Pizzeria zu ordnen und übernimmt persönlich die Garantie für mögliche finanzielle Verpflichtungen … kurz gesagt, es geschieht etwas Außergewöhnliches und Bewegendes, das schließlich in jenem Ausgang mündet, den alle erhofft hatten: Die Pizzeria ist gerettet. Nun liegt es an den drei Geschwistern, ins Rampenlicht zu treten und das Werk fortzuführen, das ihr Vater und ihre Mutter begonnen hatten.



Und so geschieht es. Lorena, Innocente und Michele schlucken ihre Tränen hinunter und beißen die Zähne zusammen: Schon bald werden die Menschen von Timau erkennen, dass ihre liebevolle Fürsorge nicht an drei hilflosen Küken verschwendet worden ist. Die Pizzeria wird weitergeführt.



So sieht man die neunzehnjährige Lorena ihre Tätigkeit als Lehrerin – sie hatte im Jahr zuvor mit ausgezeichnetem Erfolg ihr Diplom erworben – mit der Arbeit im Lokal verbinden. Dort übernimmt sie Aufgaben, die vom „Mädchen für alles“ im Service bis hin zur Fachkraft für Verwaltungsangelegenheiten reichen. In diesem Zusammenhang ist auch der wertvolle Beitrag von Adriano Mentil hervorzuheben. Innocente, achtzehn Jahre alt und Pizzaiolo der ersten Stunde, übertrifft sich selbst bei der Umsetzung der unersetzlichen Lehren seines Vaters Daniele über die Zubereitung und das Backen der Pizzen. Michele, gerade einmal zehn Jahre alt!, rührt die Menschen zutiefst, während er sich bemüht, als Barkeeper und Kassierer zu arbeiten – wie oft sind es die Gäste selbst, die ihm helfen, die bestellten Getränke einzuschenken oder das Wechselgeld abzuzählen …



Der heilige Augustinus sagt, der Herr schicke niemals ein Kreuz, das schwerer sei, als man es tragen könne. Ob es daran liegt oder an etwas anderem, wer weiß – jedenfalls erholen sich die drei vom Schicksal Gezeichneten langsam und bringen, weiterhin unaufdringlich unterstützt von der Herzensgüte vieler Menschen, die Pizzeria wieder auf den Weg der Hoffnung. Dies gelingt ihnen dank gewaltiger Opfer, denen sie sich mit einem Mut stellen, der bei so jungen Menschen am Anfang ihres Lebens unglaublich erscheint.



Lorena hat inzwischen geheiratet und verlässt Timau, um ihrem Mann zu folgen. Innocente wiederum heiratet 1981 Bettina, eine ernsthafte und besonnene Frau, die ihm Mirko schenkt und sich zugleich um Michele kümmert, der mit seinen elf Jahren gezwungen ist, im Handumdrehen erwachsen zu werden. Endlich kehrt auch für unsere schwer geprüfte Familie ein Anflug von heiterem Himmel zurück. Die Tage des bitteren Schmerzes werden sorgsam in jenem Winkel des Herzens bewahrt, der unauslöschlich das liebe Lächeln jener Menschen in sich trägt, die uns durch eine grausame Laune des Schicksals verlassen haben. Lorena, Innocente und Michele sind inzwischen in der Lage, ihre Entscheidungen selbst zu treffen.



Über Lorena, die Lehrerin, und über Innocente, den König des „Bunker“, haben wir gesprochen. Doch was ist aus Michele geworden, der wohl bewegendsten Figur von allen? Nun, auch das Nesthäkchen ist erwachsen geworden. 1993 heiratet Michele Michela – eine größere Übereinstimmung im Geschmack könnte ein Paar wohl kaum beweisen … – und eröffnet mit ihr am Cavazzo-See die Pizzeria „Bunker 2“, eine ausdrückliche Hommage an den unvergessenen Vater, sowie die Bruschetteria „Bunker 3“. Einige Jahre später wird das „Bunker 2“ aufgegeben, während das „Bunker 3“ in neue und größere Räumlichkeiten nach Trasaghis verlegt und in eine bekannte und gut besuchte Pizzeria mit Restaurant umgewandelt wird. Es bleibt das einzige Lokal des Paares, das inzwischen von seinem tüchtigen Sohn Alessio unterstützt wird.



Und damit sind wir in der Gegenwart angekommen, nach einer kurzen Reise, die vor genau dreißig Jahren ihren Ausgang genommen hat. Widmen wir dem „Bunker“ von Timau noch einige Minuten.



Innocente verwöhnt weiterhin seine Gäste, die von Zeit zu Zeit seine kreative Ader entdecken dürfen, indem sie neue Pizzen mit innovativen Geschmacksrichtungen probieren. Einige Beispiele? Beginnen wir mit der Pizza „Guido“, die bereits seit den 1980er-Jahren auf der Speisekarte steht: Auf einem weichen Kissen aus meisterhaft verarbeitetem Teig ruht, umgeben von einem knusprigen erhöhten Rand, eine verlockende Mischung aus Schinken, Pilzen, Gorgonzola, Salami, Würstel und Zwiebeln.



Probieren wir die „Valentina“? Da kommt eine raffinierte Verbindung von Aromen für anspruchsvolle Gaumen auf den Tisch: Gorgonzola, Mais, Salami, Zwiebeln und Rucola.



Auch die „Simona“ fordert ein wenig Aufmerksamkeit und zupft uns gewissermaßen am Ärmel: Ihre kräftigen, markanten Aromen werden durch einen Hauch hochwertigen Käses verfeinert – Schinken, Pilze, Gorgonzola, Salami, Zwiebeln und Kapern.



Und schließlich darf man eine Kreation aus Innocentes Einfallsreichtum nicht übergehen, der nicht zufällig eine seiner gelungensten Kompositionen „Chef“ genannt hat: mit Salami, breiten und dünnen Scheiben San-Daniele-Schinken, einem Hauch Rucola, kleinen Tomaten und Mozzarellakügelchen.



Genug! Das Beschreiben ohne Probieren beginnt langsam zur Qual zu werden. Doch wir dürfen das Thema nicht verlassen, ohne der Königin unter den Pizzen die gebührende Ehre zu erweisen, jener Pizza, die sogar den Namen des Lokals trägt: die „Bunker“ – mit Schinken, Pilzen, Artischocken, Paprika, Würstel und Salami.



Die genannten Pizzen sind nur einige der Spezialitäten, die Innocente „aus dem Ofen zaubert“ – hier ist der Ausdruck wirklich wörtlich zu verstehen – und damit die Geschmacksknospen seiner Gäste erfreut. Ihre ausführliche Beschreibung dürfte jedenfalls genügen, um den großen Erfolg zu erklären, den die Pizzeria „Al Bunker“ diesseits und jenseits der Alpen genießt.



Für die besonders Naschhaften sei hinzugefügt, dass Dania und Francesca, die tüchtigen und hübschen Mitarbeiterinnen des Chefs, bei Bedarf feine Desserts servieren können: Tiramisù, Panna cotta, Trüffeldesserts und Affogati mit Kaffee oder Whisky. Selbstverständlich stehen außerdem einfache und hochwertige Weine, alkoholfreie Getränke, Bier, Bitterliköre und Grappa zur Verfügung.



Ich glaube, ich habe genug erzählt; zumindest habe ich versucht, den bedeutendsten Teil der bewegten Geschichte der Pizzeria von Timau wiederzugeben. Ich selbst gehe mehr als gerne dorthin, denn ich weiß, dass ich jedes Mal zufrieden wieder hinausgehen werde.



Nun ja, fast zufrieden, wenn ich ganz ehrlich sein soll. Denn jedes Mal, wenn ich die Schwelle zur Bar überschreite, verspüre ich unwillkürlich einen gewissen Unmut angesichts der Tatsache, dass oben auf der Theke Trophäen und Schals ausgestellt sind, deren Anblick für meine Augen als Milan-Fan ungefähr mit einem plötzlich auftretenden Zahnschmerz vergleichbar ist: Es handelt sich nämlich um Erinnerungsstücke von Inter!



Ich versichere euch jedoch, dass Innocente so gute Pizzen zubereitet, dass ich niemals aufhören werde, dort essen zu gehen – selbst dann nicht, wenn er mir eines Tages eine mit schwarz-blauem Belag servieren sollte …



Rocco Tedino



AL BUNKER 3

Michele Mentil
Via Onorio De Luca, 68
330100 Trasaghis UD, Italia
+39 0432 984536




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2026-08-19

CONFINIUM ART

Der Grat in der Kaffeekanne

Zu zwei Bildern von Richard Kaplenig

Enzo Unfer, Confinium ART - Es gibt eine Kategorie von Gegenständen, die wir mit etwa sechs Jahren aufhören zu sehen. Das Glas auf dem Tisch. Die Kaffeekanne auf dem Herd. Sie sind nicht schön und wollen es nicht sein; sie sind einfach da, verrichten ihre Arbeit, unterhalb jener Schwelle, an der Aufmerksamkeit aufgewendet wird. Richard Kaplenig malt seit rund zwei Jahrzehnten genau diese Dinge, und die Leistung seiner Arbeit liegt nicht darin, dass er sie genau wiedergibt — das können viele Maler —, sondern darin, dass er ihre Unsichtbarkeit selbst zum Thema macht.

Seine Methode ist zu seiner Signatur geworden. Schwarzweiße topographische Karten werden auf Leinwand kaschiert und bilden den Malgrund. Darüber wird der Gegenstand in Öl gemalt, in einer auf Schwarz, Weiß und eine lange Grauleiter reduzierten Palette, so dünn aufgetragen, dass Höhenlinien, Höhenkoten und Ortsnamen durch die belichteten Flächen des Dargestellten hindurchschimmern. Die Karte ist keine Kulisse hinter dem Objekt. Sie ist die Substanz, aus der das Objekt zu bestehen scheint.

Dieses Verfahren lässt sich in einem Satz beschreiben. Schwerer zu vermitteln ist, wie viel Malerei nötig ist, um es zu überstehen.



Das Glas

Richard Kaplenig, ohne Titel, 2025. Öl auf Papier auf Leinwand.

Die erste der beiden Leinwände, datiert 2025, zeigt ein schlichtes facettiertes Trinkglas, wie man es in jeder Osteria und in jedem Gasthaus der Ostalpen findet — das billigste denkbare Gefäß, etwas über die Mitte gefüllt. Der Grund ist helltonig, silbrig. Es gibt kaum einen Schlagschatten, auf den man sich stützen könnte, kein schwarzes Feld, das den Gegenstand nach vorn wirft. Das Glas muss allein durch Tonwertkontrolle gehalten werden, und es wird gehalten: Transparenz ohne ein einziges hartes Glanzlicht, die Facettenkanten als dünne, eingeritzte Weiß gezogen, die Wasseroberfläche eine Horizontale, die nur ein Temperaturwechsel ist. Der Schlagschatten, soweit vorhanden, ist ein Graphitwisch, der selbst Kartentext trägt.

Das ist der technische Befund. Die Lesart ist interessanter. Die Karte ist vor allem in der leeren oberen Hälfte des Glases lesbar, und was sie benennt, ist das Kanaltal, auf Italienisch: Camporosso, Ugovizza, Valbruna, Tarvisio, Sella di Somdogna, Malga Saisera. Unter diesen Namen steht ein Sachverhalt von einigem Gewicht. Der Sattel von Camporosso — Saifnitz — ist die kontinentale Wasserscheide: östlich davon läuft das Wasser über Gail und Drau ins Schwarze Meer, westlich über Fella und Tagliamento in die Adria.

Kaplenig hat also eine Wasserscheide in ein Glas Wasser gestellt und das Wasser selbst unbezeichnet gelassen. Man muss nicht glauben, dass das Wortspiel beabsichtigt war, um es treffend zu finden.



Die Kaffeekanne


Richard Kaplenig, „KK – M. Paularo“, 2026. Öl auf Papier auf Leinwand.

Die zweite Leinwand, datiert 2026 und rückseitig „KK – M. Paularo“ betitelt, zeigt eine achteckige Espressokanne aus Aluminium — wohl den unzweideutigsten italienischen Gegenstand des europäischen Hausgebrauchs und gewiss den italienischsten, den irgendjemand in dieser Region besitzt.

Sie ist vollständig aus deutschsprachiger Kartographie gebaut. Die acht Felder des Korpus tragen je eine eigene Ebene des Karnischen Hauptkamms: Rosskofel, Gartnerkofel, Straniger Alm und ihre Nachbarn, korrekt auf die Facetten verkürzt, sodass das gedruckte Gitternetz der Karte zugleich die konstruierte Geometrie der Kanne ist.

Das ist keine Collage als Textur. Das ist eine im Raum gedrehte Karte, und sie verrät, dass Kaplenig Holz- und Steinbildhauer war, ehe er je nach Venedig ging. Er baut seine Gegenstände; er kopiert sie nicht.

Der Titel nennt den Monte Paularo, 2.043 Meter — einen italienischen Gipfel, auf einem deutsch beschrifteten Blatt. Und weil die übliche Überschreitung dieses Stocks über die Casera Pramosio nach Timau absteigt, liegt das Dorf auf demselben Blatt und ist auf der Leinwand zu lesen.

An dieser Stelle sei eine Befangenheit erklärt: Timau ist der Herkunftsort meiner Familie. Bemerkt habe ich den Namen nicht selbst — der Maler hat ihn mir in seinem Atelier gezeigt, nachdem ich das Bild bereits gekauft hatte. Ich erwähne das nicht aus Sentiment, sondern wegen dessen, was es über die Arbeit verrät. Die Karte ist kein dekoratives Feld. Sie ist ein Dokument, das gelesen werden soll, und ihr Urheber weiß genau, was darauf steht.



Die Umkehrung

Stellt man die beiden Leinwände nebeneinander, geschieht etwas, das keine von beiden allein erreicht.

Das italienische Tal ist in ein Glas gegossen. Das italienische Gefäß trägt die deutschen Namen des Grats. Die Grenze ist also zweimal überschritten worden, in entgegengesetzte Richtungen, mit nichts Strittigerem als einem Trinkglas und einer Kaffeekanne.

Das verdient Beachtung, weil es dem üblichen Verhalten von Grenzkunst entgegensteht. Der vertraute Modus ist gedenkend und leicht wehmütig: die Grenze als Wunde, der Schlagbaum, der Soldatenfriedhof, der Stacheldraht im Nebel. Kaplenig tut nichts davon. Er nimmt die häuslichsten verfügbaren Gegenstände in der zurückhaltendsten verfügbaren Palette und zeigt ohne ein Wort Argumentation, dass das Gebiet beiderseits des Grats eine einzige zusammenhängende Fläche ist, die zufällig in zwei Sprachen beschriftet wurde. Die Grenze ist eine Bildunterschrift, kein Befund des Geländes.

Für jeden, der am Korridor Gailtal–Karnien arbeitet — an einem Kulturraum, den eine Grenze durchschneidet, statt ihn zu schaffen —, braucht dieser Satz sonst einen Forschungsbericht. Hier braucht er zwei Bilder, die in einen Wohnungsflur passen.



Worin die Exzellenz tatsächlich liegt

Es wäre leicht, das Konzept zu loben und dabei stehen zu bleiben; das wäre ein schlechter Dienst. Das Konzept ist elegant; das Konzept ist auch der leichtere Teil. Drei Dinge an diesen Leinwänden sind schwer.

Das erste ist die Zurückhaltung. Kaplenig gestattet sich eine warme Farbe pro Bild und gibt sie an der arbeitenden Stelle des Gegenstands aus — hier das Messing-Sicherheitsventil am Unterkessel, ein einziger ockerner Ton in einem sonst silbernen Bild. Beim verwandten Ölkännchen derselben Serie ist es das Gelbgrün des Öls. Ein weniger diszipliniert arbeitender Maler hätte die Kanne glänzen lassen.

Das zweite ist die bewusste Unvollkommenheit der Illusion. Der Pinselduktus bleibt sichtbar, die Oberflächen sind gerieben und aufgeraut statt vermalt. Das ist eine Entscheidung, keine Grenze des Könnens, und es trennt die Arbeit vom Fotorealismus. Das Bild weigert sich vorzugeben, eine Fotografie zu sein, und hält damit die Aufmerksamkeit beim Sehen statt beim Trick.

Das dritte ist der helle Grund. Kaplenig verfügt über ein Register mit schwarzem Grund, in dem die Gegenstände durch Kontrast nach vorn geworfen werden, und es ist stattlich. Diese beiden stehen in der schwereren Tonart, in der alles von eng benachbarten Grauwerten getragen werden muss und keine schwache Passage sich verstecken kann. Er hat die schwierige Fassung gewählt und lässt sie mühelos aussehen.



Coda

Kaplenig steht in einer erkennbaren Linie — Albert Renger-Patzsch und die Fotografie der Neuen Sachlichkeit für die Würde, die dem industriellen Fragment zugestanden wird; Morandi für die Geduld; Vija Celmins für das Grau als moralische Haltung; Boetti, Isgrò und vor allem Guillermo Kuitca für die Karte als Malgrund. Doch die Linie erklärt nicht, was diese beiden Leinwände tun.

Was sie tun, ist lokal, präzise und anderswo nicht wiederholbar. Ein in Kötschach-Mauthen geborener, in Venedig ausgebildeter Maler hat ein Glas und eine Kaffeekanne genommen, sie in die Kartographie jenes Grats gekleidet, der über seinem Geburtsort verläuft, und die klarste Aussage hervorgebracht, die mir zu der These begegnet ist, dass die beiden Seiten dieses Grats ein einziger Ort waren und geblieben sind.

Es ist beachtlich, das so leise gesagt zu haben.

Enzo Unfer · Confinium ART, August 2026.
Die Lesungen der Ortsnamen auf den Leinwänden stammen vom Verfasser und sind vorläufig.




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2025-08-06
(c) Nassfeld Tourismus, Martin Lugger
Das klassische Urlaubsmodell kriselt: Leere Strände, volle Berge in Italien

Strandbad-Betreiber beklagen Rückgänge bei den Badegästen, während Ortschaften in den Bergen boomen. Eine Rolle spielen dabei die sommerlichen Hitzewellen.

Trotz strahlendem Wetter und angenehmem Wind stöhnen die Strandbad-Betreiber an der nördlichen Adria: Im Juli ist die Zahl der Strandurlauber gegenüber dem Vergleichszeitraum 2024 um 15 Prozent gesunken. Am Wochenende sind die Strände zwar voll, doch der Andrang ist an Wochentagen wesentlich geringer als in den vergangenen Jahren. Dafür boomt der Urlaub in den Bergen, stellen Touristiker in Italien fest.

Während viele Küstenortschaften über Besucherrückgänge klagen, zeigen sich die Dolomiten voller Leben mit langen Warteschlangen an Seilbahnen und überfüllten Wanderwegen. Ein Urlaub in den Bergen erscheint inzwischen abwechslungsreicher und angenehmer als eine Woche an den Stränden der Adria. Eine Rolle spielen auch die anhaltenden Hitzewellen, die viele Familien in die Kühle der Berge treiben - sowohl in die Alpen als auch in den Apennin.



Krise des klassischen Urlaubsmodells

Ein wesentlicher Faktor ist die Krise des klassischen Urlaubsmodells, analysieren Touristiker. Den ganzen Tag an der Sonne auf einer Liege und unter einem Sonnenschirm zu verbringen ist für viele nicht mehr so attraktiv. Zahlreiche Urlauber sehnen sich nach kühleren, aktiveren Ferien. Walter De Cassan, Präsident des Hotelierverbands der Dolomiten-Stadt Belluno, berichtet, dass der Tourismus in den Dolomiten boomt - mit vielen italienischen Gästen, aber auch einer wachsenden Zahl von Touristen aus USA, China, Südkorea, Japan, Thailand und Kanada.

Die Pandemie hat offenbar das Bewusstsein vieler Urlauber verändert. Man habe die Berge neu entdeckt, stellt De Cassan fest. Die Vorstellung von Ferien, bei denen man jeden Tag etwas Neues erleben, wandern, die Umgebung bewundern und frische Luft genießen kann, hat an Reiz gewonnen. Der statische Urlaub am Strand verliert hingegen an Attraktivität.



Beliebtheit der Berge bringt Probleme mit sich

Gleichzeitig bringt die steigende Beliebtheit der Berge auch Probleme mit sich. In Südtirol bildeten sich zuletzt kilometerlange Schlangen an der Seilbahn zur Seceda - einem beliebten Dolomitengipfel, der durch Apple-Hintergrundbilder und virale Videos weltberühmt wurde. In einigen Bereichen wie dem Pragser Wildsee oder den Drei Zinnen mussten bereits Maßnahmen zur Besuchersteuerung eingeführt werden. De Cassan mahnt: Es sei wichtig, auch weniger bekannte, aber ebenso schöne Bergortschaften zu fördern, um die touristischen Ströme besser zu verteilen.

Auch Daten belegen, dass der Strandurlaub in Italien zwar weiterhin beliebt ist, aber weniger als in den vergangenen Jahren. Im Juli 2025 ging die Zahl der Badegäste laut dem Verband der Strandbad-Betreiber SIB im Durchschnitt um 15 Prozent zurück, in einigen Regionen wie die Emilia Romagna sogar um bis zu 25 Prozent. "Wir haben einen Rückgang der italienischen und deutschsprachigen Gästen festgestellt", berichtet Antonio Capacchione, Präsident des SIB-Verbands. Grund dafür seien die zunehmenden Kosten des klassischen Strandurlaubs. Ein Tag in einem Strandbad oder der Besuch im Schwimmbad kostet im Schnitt 32,7 Prozent mehr als 2019. In diesem Jahr sind die Preise für Sonnenschirm- und Liegenmiete erneut in die Höhe geschnellt: Laut einer Schätzung des Verbraucherschutzverbands Altroconsumo liegt der durchschnittliche Anstieg im Vergleich zu 2024 bei 5 Prozent. Seit 2021 steigen die Preise der Strandbäder kontinuierlich.

Auch in der Versilia, der renommierten Badeküste an der nördlichen Toskana, wächst die Sorge wegen einer Urlaubssaison, die nicht den rosigsten Erwartungen entspricht. "Der Juni lief gut, auf dem Niveau des Vorjahres. Im Juli hingegen war der Rückgang deutlich spürbar, selbst in toskanischen Urlaubsorten, die normalerweise über eine gute Stammkundschaft aus der Region verfügen", erklärt David Parenti, Inhaber des Strandbades Ernesta in der toskanischen Nobelortschaft Viareggio.



Urlaubskosten deutlich gestiegen

Ob Berge, oder Strand - die Konsumentenschutzverbände warnen, dass die Urlaubskosten in Italien wegen der Inflation deutlich gestiegen sind. Laut einer Analyse des Verbraucherschutzverbands Codacons liegen die Ausgaben für Reisen, Verpflegung und Freizeitaktivitäten rund 30 Prozent höher als im Sommer 2019 - also vor der Corona-Pandemie. Von den Preissteigerungen am stärksten betroffen ist der Luftverkehr. Inlandflüge kosten in diesem Sommer durchschnittlich 81,5 Prozent mehr als vor sechs Jahren. Auch internationale Flüge sind deutlich teurer.

Etwas moderater fällt der Preisanstieg bei Fähren aus (Plus 13,9 Prozent), ebenso bei Zugreisen (Plus 10,7 Prozent) und Bus- bzw. Fernbusverbindungen (Plus 10,1 Prozent), geht aus der Studie hervor. Wer sich für das Auto entscheidet, zahlt heute 8,3 Prozent mehr für Benzin als im Sommer 2019, während Diesel um 12,6 Prozent teurer ist. Auch Mautgebühren und Parkautomaten belasten den Geldbeutel, denn sie sind um 7,2 Prozent höher als in der Zeit vor der Pandemie.

Codacons warnt, dass diese Preissteigerungen für viele Haushalte nicht mehr tragbar seien. Die Folgen sind deutlich zu spüren: Rund 49 Prozent der Italiener - fast jeder Zweite - wird in diesem Sommer keinen Urlaub machen, verglichen mit 39,5 Prozent im Sommer 2019. Das entspricht einem Anstieg von fast 10 Prozentpunkten bei denjenigen, die ganz auf Ferien verzichten. (APA, die Presse)

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2025-04-26
Passend zum italienischen Feiertag (25. April) waren Gisela Hopfmüller und Franz Hlavac auf Einladung des Kulturvereins Mauthen im Cafè Eck und präsentierten u.a. ihre beiden Bücher über die 111 Orte und 111 Genüsse Friaul-Julisch-Venetiens, die man besucht bzw. gekostet haben muss.

Die außergewöhnlichsten Orte und ihre Geschichten sind so vielfältig, wie es für diese nordöstlichste Region Italiens typisch ist - ein kleines Universum, das Augen, Ohren und Gaumen erfreut. Eine kleine Region als kulinarisches Eldorado: Der Rohschinken Prosciutto Crudo, die Würste Salame und Salsicce, die vielen feinen Käsesorten von Montasio bis Formadi Frant, die Polenta, die sehr speziellen Teigtaschen Cjalsons ...

Die Vortragsreise führte von Görz, dem ehemaligen "Nizza Österreichs" und der heurigen Kulturhauptstadt Europas mit seiner Rosa di Gorizia. Dann nach Pordenone und zur Geschichte des Beato Daniele di Ungrispach. Von dort über Sacile und der Frage, was der Salone d'Onore mit seinen schönen Fresken mit Odol Mundwasser zu tun hat, weiter nach Sappada, der höchstgelegenen Gemeinde Friauls, in der der für Italien historisch wichtige Piave entspringt. Wir hörten vom Montasio, Moggio und dem dortigen Benediktinerkloster. Danach von Marano Lagunare und seiner Taverna al Pescatore. Von dort ging's weiter zum UNESCO Weltkulturerbe Aquileia, dem Kampf zwischen Hahn und Schildkröte und nach Monfalcone, der Geschichte der Reederfamilie Cosulich und dem heutigen Luxusdampfer-Bauer Fincantieri - anschließend nach Triest. Der Palazzo Revoltella ist bis heute ein kulturell wichtiger Nachlass des gleichnamigen Triestiner Barons Pasquale Revoltella. Kulinarisch hörten wir von der Liebesgeschichte des Geigers Jancsi Rigó und seiner Geliebten Clara Ward, bzw. der gleichnamigen Rigojanci-Torte. Von dort nach Tarcento bis nach Verzegnis und der Osteria Stella d'Oro, dem ehemaligen Sitz von Pëtr Nikolaevic Krasnov, dem Anführer der Kosaken, der mit seiner Familie im heutigen Speisesaal residierte. Bekannt ist der Ort heute auch durch das Freilichtmuseum von Egidio Marzona in Villa di Verzegnis. Er stellt hier ganzjährig und kostenlos zeitgenössische Kunst aus.

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111 Orte in Friaul, die …
111 Genüsse Friauls, die …

#friaul #cjarsons #tischlbong


25. April

Am 25. April feiert Italien das "Anniversario della Liberazione ", zu Deutsch den Tag der Befreiung. Der Tag hat einen ähnlichen Stellenwert wie das Festa della Repubblica, der italienische Nationalfeiertag. Im weiteren Sinn symbolisiert der Feiertag das erfolgreiche Ende des Kampfes gegen Faschismus und Nationalsozialismus, den Regimegegner erst politisch und Partisanen ab September 1943 auch bewaffnet geführt hatten.



Herwig Ertl

Viele der friulanischen Genüsse könnt ihr täglich beim Edelgreißler Herwig Ertl im Dorf genießen und Euch hier mit Freunden auf die nächste Friaul-Reise kulinarisch vorbereiten.






IO SONO FVG

channel TV - suedalpen.net/iosonofvgtv








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2024-09-07

Die ehemalige MODINE Halle ist nicht nur (neuer) Standort heimischer Betriebe, sondern soll unter dem Titel "Karnische Werkstätten" auch Raum für Bildung, Innovation und Firmengründung werden. Am Freitag 20. September findet ab 10:00 Uhr ein Tag der offenen Tür statt.



Weiterbildung für alle

Lust auf Italienisch? Ab Ende September bis Dezember in den Räumlichkeiten der KaWe | https://karnische-werkstaetten.at/event/

Lust auf Staplerführerschein? 9.-13.12.2024
https://karnische-werkstaetten.at/event/

Diese und ähnliche Angebote werden vom bfi Kärnten und der Kärntner Volkshochschule in den neuen Räumlichkeiten der KaWe angeboten.



Von der Krise zur Chance

Was seit der Schließung der MODINE im Jahr 2017 alles passiert und nicht passiert ist, darüber hat jeder und jede seine/ihre ganz persönliche Sichtweise. Viel zu viel wurde von der Gemeinde-/Landespolitik versprochen und nicht gehalten. Den im Mai 2020 medial gelobten #assetdeal (und den damit verbundenen politischen Bürgermeisterwechsel) verstehen bis heute wohl nur eine Hand voll Menschen. Zu wessen Vorteil dieser gedealt wurde wurde, ebenso. Bis zur Neuübernahme im Jahr 2022 ist und bleibt die MODINE-Story (inkl. IKZ Förderungen) jedenfalls äußerst undurchsichtig.

Umso mehr sind die nunmehrigen Aktivitäten rund um die renovierte Halle positiv zu sehen. In einem denkbar schlechten Umfeld (Gesamtwirtschaft, Plöckenpass-Sperre, Zinsniveau, Gemeindepolitik, ...) leisten die neuen Eigentümer, was in den ersten 5 Jahren nicht oder zumindest nicht zufriedenstellend geliefert wurde. Dem Wirtschafts- und Arbeitsstandort Kötschach-Mauthen ist jedenfalls zu wünschen, dass die Rechnung aufgeht.


karnische-werkstaetten.at
Kontakt: Tel. +43 (0)664 88696976
E-Mail: office@karnische-werkstaetten.at




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2024-07-27

Gailtaler Almkäse g.U. (geschützter Ursprung)
Am 26.07. offizieller Almkäseanschnitt auf der Rudnig Alm
Am 27.07. Almkäseanschnitt auf allen anderen Gailtaler Käsealmen

Die Käseerzeugung hat im Gailtal eine lange Tradition. Die Almkäsereien dienten früher dazu, die täglich frisch gewonnene Alpenmilch haltbar und lagerfähig zu machen. Diese Tradition ist bis heute erhalten geblieben und weiterentwickelt worden.

#almkaesechallenge mit dem MTB

Oberhalb der Dörfer des Gailtals wird auf 13 Almen von den Gailtaler Almsennern der europaweit-ursprungsgeschützte Gailtaler Almkäse erzeugt. Diese gilt es zu Fuß und mit dem MTB zu erkunden. Damit ihr ein gemeinschaftliches Erlebnis habt, rufen wir zur Almkäsechallenge auf.

Kontakte findet ihr auf der #heimischengenussliste und unter www.gailtaler-almkaese.at/almen




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2024-01-01

Weniger, dafür besser reicht vollkommen.


Eisdisco

Fr., 05.01.2024 | ab 16:00 | AVcamp Mauthen
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Eishockey

Mi., 03.01.2024 | Eishockey Heimspiel
Sa., 13.01.2024 | Eishockey Heimspiel - EC Sillian Bulls
Weiter Infos ...


Stocksport

Sa., 13.01.2024 | 08:00 | Eisstock - Gemeindemeisterschaft
So., 21.01.2024 | 08:00 | Eisstock - Kulinarisches Turnier
Sa., 27.01.2024 | 18:00 | Eisstock - Nachtturnier
Sa., 03.02.2024 | 08:00 | Eisstock - Dauben Jagan
Weitere Infos ...


Skitouren

Sa., 07.01.2024 | ganztägig | Skitour mit Marc Oberluggauer
Sa., 03.02.2024 | ganztägig | Skitour mit Toni Leitinger
So., 25.02.2024 | ganztägig | Praxis Firnskitour mit Toni Leitinger
So., 03.03.2024 | ganztägig | Skitour mit Klaus Hohenwarter
Weitere Infos ...


Schneeschuhwanderungen

Sa., 06.01.2024 | ganztägig | Familienwanderung, Christian Kogler
Sa., 17.02.2024 | ganztägig | Wanderung St. Daniel-Kronhofgraben, Hannes Guggenberger
Sa., 02.03.2024 | ganztägig | Wanderung Collina Grande, Hannes Guggenberger
Weitere Infos ...


Mitdenken und Mitgestalten

Di., 09.01.2024 | 14:00 | Zoom-Termin Mobilität
Sa., 13.01.2024 | 14:00 | 21. Almkäseprämierung, Kirchbach
Fr., 19.04.2024 | 18:00 | Wildes Kirgistan, Rathaus Kötschach
Fr., 31.05.-02.06.2024 | Bergsteigerdörfer Tagung Luce/Slowenien
Mi., 12.-14.06.2024 | Forum Alpinum 2024, Kranjska Gora
Weitere Infos ...


Einladung an alle

Das Bergsteigerdorf Mauthen ist, wie es ist und es wird, was wir daraus machen. Ganz nach dem Motto findet ihr unter #blog ganzjährig Beiträge und Kommentare, die sich motivierend aber auch kritisch mit dem Dorf und seinen Menschen auseinandersetzen und Stoff zum Nachdenken liefern. Die Themenpalette ist umfassend breit gestreut und basiert auf den inhaltlichen Säulen der Bergsteigerdörfer: Apenkonvention, Raumplanung, Klima-/Naturschutz, Kulinarik/So schmecken die Berge/Slow Food Travel, Ehrenamt, Kultur/Religion/Tradition, Demographie, Mobilität, Arbeitsplatz-/Freizeitangebote, Bürgerproteste, Jugendprojekte sowie eine wohl durchdachte Ortsentwicklung zum Nutzen aller - insbesondere unserer Jugend, ...

Wer Lust hat mitzudenken, eigenen Beiträge zu liefern, ... eine E-Mail an info@bergsteigerdorf-mauthen.at reicht.


Winterprogramm

AV Sektion Obergailtal-Lesachtal


Sommerpogramm


Kultur/Tradition

Kirchtage/Messen/traditionelle Feste
VA der Trachtenkapellen/VA der Chöre
VA des Kulturverein Mauthen
Via Iulia Augusta Konzertsommer
Berge lesen Festival 2024


Literatur in dünner Luft

Fr., 24.-26.05.2024 | Seminarwochenende beim Lamprechtbauer
Aufbauend auf den Veranstaltungen des "Berge lesen Festivals" organisieren wir heuer erstmals ein Jugendliteraturseminar im Bergsteigerdorf Mauthen - gemeinsam mit dem Kärntner Schriftstellerverband.



Sicherlich fehlt hier noch die eine oder andere Veranstaltung. Bitte schickt mir eine E-Mail, damit ich das ergänzen kann. Danke und euch allen ein Gutes Neues Jahr in einem lebendigen Bergsteigerdorf Mauthen.

Ingo Ortner




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2023-10-08
Norbert Freudenthaler
Wer sich das Villgratental in Osttirol aus der Vogelperspektive anschaut, merkt schnell: Hier ist vieles herzlich. Und anders. Die HerzAss-Runde, ein Weitwanderweg, zwischen Heinfels und Kalkstein ist mit einem Herz markiert. Auf Teilen dieses Pfades ist auch der Alpinist Alexander Huber unterwegs. In Außer- und Innervillgraten trifft der er geschickte Handwerkerinnen und Handwerker, die ihre Heimat lieben und Außergewöhnliches leisten.

Sie und ihre Arbeit besucht Alexander Huber am Handwerker-Rundgang. Von der Glasbläserin über Schmiede und Köche bis hin zu einem Schafbauern, der die Qualitäten von Wolle erfolgreich in die Welt trägt – das Spektrum ist breit. Alexander Huber, der das Tal von zahlreichen Skitouren kennt, staunt und lernt: „Bergsteigen und Spitzengastronomie etwa haben sehr viele Parallelen.“ Nicht nur im Tal der fleißigen Handwerker, dort aber ganz besonders.

„Weil wir in dieser einzigartigen Kulturlandschaft das Leben in den Bergen mit kreativen Ideen gestalten“, findet der Bürgermeister von Außervillgraten, Josef Mair. Sein Innervillgrater Kollege Andreas Schett ergänzt: „Hier hat das Bergsteigen nicht nur Tradition, sondern ist gelebter Alltag.“ Der Alpen-Pionier Ludwig Purtscheller bezeichnete das Villgratental im 19. Jahrhundert als „Hochbelvedere ersten Ranges“. Mit Gipfelzielen wie Kreuzspitze, Hochgrabe, Gabesitten, Marchkinkele u.v.m. ist es im Sommer eine Destination für ausgiebige Wanderungen und im Winter für unvergessliche Skitouren.

Die Ruhe, die Kulturlandschaft und die herzliche Gastfreundschaft sind die Markenzeichen der Region. Ein Tal, das seine Traditionen behutsam pflegt und aufgeschlossen für Neues ist.

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BERGSTEIGERDÖRFER Tagung Villgratental 2023




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2022-01-27

"Das köstlichste Eck Kärntens" wird das Obere Gailtal, Lesachtal schon seit Jahrzehnten genannt. Gelernt haben sie (fast) alle bei Sissy Sonnleitner. Überzeugt euch selbst. z.B. beim "Guggi" :)

Restaurant ERLENHOF · www.erlenhof.at
T. 00434715444 · info@erlenhof.at


#köstlichsteseckkärntnens #gailtal #lesachtal #bergsteigerdorf #mauthen #restaurant #guggenberger #koemau #karnischealpen #gailtaleralpen #tradition #kultur #wandern #klettern #skitouren #schneeschuhwandern #nassfeld #freeriding #alpinski #visitcarinthia #kaernten #slowfoodtravel #loncium #craftbeer #perle #südalpen #ploeckenpass






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2022-01-22
(c) Wolfgang Hummer"Das Bergsteigerdorf Mauthen inmitten der Slow Food Travel Region". Hätten wir uns vor 20 Jahren etwas für unsere Kinder, uns selbst und unsere Gäste wünschen dürfen, dann wohl genau das! Allen, die dazu ihren Teil beitragen, ist nur zu danken: für ihre Weitsicht, ihre Hartnäckigkeit, ihre Lebenseinstellung und ihren Beitrag zu Umwelt- und Naturschutz. 

www.bergsteigerdorf-mauthen.at
Weniger, dafür besser

www.slowfood.travel
Reisen zu den Wurzeln des Guten Geschmacks

#bergsteigerdorf #mauthen #gailtal #lesachtal #oeav #alpenverein #karnischealpen #gailtaleralpen #tradition #kultur #wandern #klettern #visitcarinthia #kaernten #slowfoodtravel #perle #südalpen #ploeckenpass #naturschutz #tierschutz




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2021-11-19


... denn was uns herrlich schmeckt, können wir mit gutem Gewissen jedem Gast empfehlen.

RESTAURANT ERLENHOFLONCIUM BREW PUBGASTHOF LAMPRECHTBAUERKIRCHENWIRT ENGLGASTHOF GAILBERGHÖHEGRÜNWALD DELLACHGASTHOF LENZHOFERDELLACHER DORFWIRTBRÜCKENWIRT HUBER


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2021-11-01


(io) "Weniger, dafür besser!" gilt natürlich auch für das Dorfbier. LONCIUM, der altrömische/altkeltische Name von Mauthen steht für innovative Kärntner Braukunst. Als "CraftBeer" widerum bezeichnet man jene Gattung von Bieren, die nicht großindustriell, sondern handwerklich und mit viel Können und Liebe gebraut werden.

Staatsmeister in der Kategorie leichte Lagerbiere und Münchner Helle darf man getrost als die Formel 1 der Braukunst und -kultur bezeichnen!

Ähnlich wie Slow Food (versus "Fast-Food") entstand die Craft-Beer-Szene als Gegenbewegung mit starkem Fokus auf Unabhängigkeit, Kreativität und Innovationskraft von Kleinbrauereien weltweit.

Anfänglich von der Industrie unterschätzt, ist die Craft-Beer-Community inzwischen bestens vernetzt und etabliert. LONCIUM bietet als regionale Biermanufaktur eine herrliche Palette an spannenden Bieren und organisiert regelmäßige Bier-Seminare.

Hast du Lust bei LONCIUM zu arbeiten? Bewirb dich hier ...

Biererlebniswelt LONCIUM #BrewPub

Bierhotel LONCIUM
Mauthen 60, 9640 Kötschach-Mauthen
T. +43 4715 284
www.bierhotel-loncium.at
hotel@loncium.at




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